21 Marzo 2019
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La gestione in cattività delle tartarughe terrestri

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Testudo Marginata (foto: Wikipedia).
Testudo Marginata (foto: Wikipedia).
«La tartaruga disse a Zeus: "Voglio una casa tutta per me, in modo che vi possa entrare solo chi dico io!".
Zeus rispose: "Avrai una casa tutta tua, ma ci potrai entrare solo tu!"».

(Esopo)

Sempre più persone sono affascinate dalle tartarughe, forse perché è il più antico animale esistente sulla Terra, o perché trasmette tranquillità con il suo modo di vivere... Sta di fatto che molte famiglie italiane decidono di adottarle anche se non è così semplice e immediato prendersi cura di loro, perché anche se "corazzate" sono animali molto delicati. Le specie predilette sono le Testudo Hermanni, Testudo Marginata e le varie sottospecie di Testudo Graeca.
Se decidiamo di comprare una tartaruga ovviamente è perché desideriamo prendercene cura nel miglior modo possibile ma la gestione in cattività genera una serie di problematiche.
Infatti dalle statistiche si evince che, la maggior parte delle tartarughe, soffre di patologie determinatesi da una scorretta gestione. Come risolvere questi problemi? Dobbiamo rassegnarci a non avere la compagnia di questi simpatici animali? Assolutamente no! Bastano alcune piccole accortezze.
Innanzitutto occorre sapere che l'allevamento all'aperto risulta migliore rispetto a quello in terrario, perché permette l'esposizione diretta alla luce solare, importantissima per i rettili. Solo grazie alla presenza dei raggi UVB del sole, infatti, l'animale riesce a sintetizzare vitamina D essenziale per l'assimilazione del calcio ingerito con gli alimenti.
La vitamina D per le tartarughe è di vitale importanza in quanto permette il corretto sviluppo del carapace mentre una sua carenza porta ad una patologia conosciuta come MOM (malattia ossea metabolica).
Inoltre all'aperto le tartarughe hanno la possibilità di fare movimento e possono cibarsi di erbe selvatiche, molto ricche di sostanze nutritive e con un corretto rapporto calcio - fosforo.
Scegliamo quindi un'area del giardino destinata ad essere il nuovo ambiente per le tartarughe in modo da ricreare il suo habitat naturale.
Sarebbe opportuno recintare questa zona con un materiale resistente alle intemperie e all'usura del tempo posizionandola ad almeno 50 cm di profondità al fine di prevenire incidenti causati da tagliaerba, aggressioni di altri animali (come cani, ratti o rapaci) oppure fughe, molto frequenti.
Nel recinto devono essere presenti nascondigli e ripari, così da creare zone d'ombra dove gli animali possano ripararsi nelle giornate estive più calde: un valido strumento sono le cucce dei cani toy, imbottite con foglie secche, paglia e terriccio e posizionate leggermente rialzate dal terreno, per impedire all'acqua piovana di inondarle.
Nel primo anno di vita, tuttavia, potrebbe non essere indicato lasciarle vivere all'aperto in quanto sottoposte a pericoli di varia natura. Quest'ultimi sono gli stessi elencati precedentemente, l'unica differenza è che l'animale adulto o semiadulto ha una maggior capacità di difendersi rispetto ad una tartaruga baby. Per ovviare a ciò, la soluzione migliore è quella di alloggiarle temporaneamente in un terrario.
Attenzione però agli accorgimenti essenziali che devono essere adottati!
Bisogna, innanzitutto, creare un surrogato dei raggi solari, come le lampade UVB da sostituire ogni 6-12 mesi perché con l'uso, pur continuando ad emettere luce, cessano di produrre radiazione ultraviolette. Le lampade devono essere collocate a una distanza massima dal rettile di 25-30 cm in quanto con l'aumentare della distanza diminuisce la loro efficacia e non devono essere schermate da vetro o plastica, che bloccano i raggi rendendola del tutto inutile.
Queste fonti sostitutive di raggi solari devono rimanere accese per circa 10 ore al giorno, mimando il giorno e la notte, evitando di lasciarle accese per tutto il giorno per non alterare il fotoperiodo dell'animale.
Ovviamente la potenza della lampada non si avvicina neanche minimamente alla potenza dei raggi UVB del sole ecco perché si consiglia l'allevamento all'aperto adottando la soluzione indoor ottimale solo se temporanea.
Un altro parametro importante da tenere in considerazione per quanto riguarda l'allevamento in un terrario è l'umidità. Nell'habitat delle testudo mediterranee il grado di umidità è sovrapponibile a quello del nostro clima, quindi dell'ambiente; pertanto se nel luogo dove si trova il terrario, il grado di umidità è basso, si consiglia di nebulizzare l'interno con acqua almeno un paio di volte a settimana poiché l'ambiente arido predispone l'animale a disidratazione cronica con potenziali problemi renali. La troppa umidità invece predispone a infezioni fungine o problemi respiratori.
Importantissima è la scelta del substrato, tipi inadeguati se ingeriti possono causare pericolose ostruzioni intestinali; è opportuno quindi evitare sassolini, ghiaino per gatti, trucioli, corteccia e pellet di tutolo di mais.
Anche se antiestetica, la carta di giornale rappresenta ancora uno dei materiali migliori, con l'ulteriore vantaggio di permettere un facile controllo dell'aspetto e una facile pulizia delle deiezioni, risultando così molto igienica. Come per l'allevamento all'esterno anche il terrario deve contenere nascondigli e una casettina dove gli animali possono dormire nelle ore notturne.

Alimentazione delle tartarughe terresti
Il benessere di ogni essere vivente è strettamente correlato ad una corretta ed equilibrata alimentazione. I rettili sono animali estremamente eterogenei e complessi da un punto di vista nutrizionale. Vi sono specie esclusivamente erbivore, altre onnivore con determinate preferenze, altre solamente carnivore. In questa sede, però, saranno fatte considerazioni relative a cheloni dalle preferenze spiccatamente erbivore; in particolare all'alimentazione delle testudo mediterranee.
La maggior parte delle testuggini, in natura, si alimenta con vegetali aventi colori spiccati come il rosso, l'arancio, il giallo o il verde scuro, non solo perché attratte dalla vistosa pigmentazione, ma anche perché le fonti di tali cromatismi rivestono notevole importanza da un punto di vista nutrizionale. Per quanto riguarda i cheloni allevati in cattività, le condizioni sono più delicate rispetto alla natura in quanto la disponibilità di cibo, sia da un punto di vista della varietà che della quantità,è dipendente da chi amministra gli animali. In questo modo i rettili sono soggetti a una dieta obbligata.
È quindi evidente che la cura nella preparazione del pasto risulta fondamentale, dato che il benessere dell'animale è totalmente nelle mani dell'allevatore. Un'errata alimentazione è causa non solo di malessere, ma anche di mortalità nei cheloni allevati in cattività, soprattutto se piccoli e di giovane età. In molti rettili vengono riscontrate deformità del carapace, problemi agli arti o patologie oculari e cutanee strettamente correlate a condizioni alimentari non adeguate.
E da ritenersi risultato di un allevamento non soddisfacente una crescita troppo veloce, sia in dimensioni che in peso, rispetto a quanto avverrebbe per lo stesso animali in natura. Le statistiche parlano di 30% di animali morti in allevamento per cause di carenze e squilibri alimentari. In particolare, un'errata alimentazione porta i cheloni erbivori a patologie ossee, patologie renali e disfunzioni epatiche, queste ultime maggiormente presenti nei casi in cui gli animali vengono alimentati con cibi ad alto tenore proteico.
In natura, mediamente, questi animali assumono vegetali che contengono un rapporto calcio/fosforo (Ca:P) che va da 2:1 fino a oltre 6:1, la loro alimentazione ottimale si compone per il 90% di vegetali e per il restante 10% di frutti. Vanno, quindi, evitati alimenti di origine animali come la carne, in quanto il rapporto Ca:P è estremamente sfavorevole (fino a 1:40), inoltre è ricca di grassi e sostanze dannose alla salute dei cheloni erbivori. Le tartarughe mediterranee adulte si devono alimentare quotidianamente con una quantità di alimenti vegetali pari al 5% del loro peso corporeo. Per quanto riguarda gli esemplari giovani questa percentuale sale al 10% circa.
Questo è un quadro generale sull'alimentazione delle molteplici specie di testuggini prettamente erbivore, veniamo ora a parlare nel dettaglio delle testudo mediterranee, quali Testudo Hermanni, Testudo Marginata, Testudo Greaca e sue spp.
Esse hanno un apparato digerente molto esteso, con un intestino molto lungo ed un robusto intestino crasso. Un tale apparato sarà sicuramente adatto ad una dieta eterogenea, ma necessiterà di un notevole apporto di fibre per permettere lo svolgimento di una regolare fermentazione; indispensabile per un lento assorbimento dei principi nutrizionali di origine vegetale e l'instaurarsi di una adeguata flora batterica simbionte. Una dieta povera in fibre favorirà un tempo digestivo troppo breve, con possibile manifestarsi di malassorbimenti e conseguenti carenze. Una dieta costituita prevalentemente da alimenti poveri di fibra e ricchi di acqua favorirà un indebolimento dell'apparato digerente, rendendo conseguentemente gli animali più deboli ed esposti a patologie intestinali come le parassitosi.
La base dell'alimentazione dovrà essere costituita da un misto di erbe selvatiche, in modo molto assortito, privilegiando quantitativamente le specie contenenti un rapporto Ca:P vicino al 2:1, essenziale per garantire un perfetto sviluppo dei rettili. Tra le piante vanno annoverate: Taraxacum officinale, Cychorium sp., Malva sp., Leontodon sp., Crepis sp., Carduus sp., Plantago sp.
Ad esse potranno essere aggiunte altre essenze, meno benefiche ma sempre utili, quali Trifolium sp., Capsella sp., Sylene sp., Sonchus sp. Tale "mix selvatico" potrà essere validamente integrato con verdure quali radicchio e cicorie amare, indivia, foglie e coste di cardo e fiori d'ibisco.
I vegetali da somministrare andranno sempre scelti, maturi e ricchi di fibre, favorendo la normale usura della ranfoteca ed evitando così lo sviluppo innaturale del "becco". Le erbe selvatiche dovranno comunque costituire il 65-80% dell'alimentazione. Ortaggi quali pomodori, carote sminuzzate e zucca, saranno molto utili come fonte vitaminica, in particolare di carotenoidi, ma assieme a foglie di cavolo (fortemente fermentative), zucchini, soncino, cime di rapa e simili non dovranno costituire più del 15% dell'alimentazione. La lattuga, vista la povertà nutrizionale, la scarsità di fibre e l'alto contenuto di acqua, non potrà essere inserita tra gli alimenti principali, ma potrà al più essere somministrata d'estate come fonte idrica, meglio se del tipo "romana".
Quanto detto deve essere applicato anche alla frutta come melone, anguria, mela, pera, ciliegie. Essa dovrà entrare nell'alimentazione di questi animali per non più di un 10-15%, ciò a causa del suo contenuto calorico molto elevato, ma anche a causa del rapporto Ca:P spesso sbilanciato a favore di quest'ultimo. I mangimi commerciali per cheloni erbivori, quasi sempre contenenti troppe proteine spesso di origine animale,troveranno anch'essi poco spazio nell'alimentazione, non più del 1-3% della dieta, scelti comunque tra le migliori marche e contenenti non più del 10% di proteine. Assolutamente da evitare la somministrazione di proteine animali sottoforma di vermi, larve, carne, o formaggio, anche per giovani esemplari.
Sarà necessario tenere a mente una regola ferrea: evitare gli eccessi, in particolare i cibi calorici, in quanto possono causare gravi problemi agli animali. Un'alimentazione costituita tenendo presenti i fondamentali principi nutrizionali, garantiranno agli animali una crescita sana ed equilibrata, evitando obesità, osteopatie e contribuendo inoltre a limitare il fenomeno della piramidalizzazione.


MOM, Malattia Ossea Metabolica
La MOM è una malattia che in natura le tartarughe non hanno, ma deriva da una scorretta gestione e dall'incapacità del proprietario di detenere correttamente questo splendido animale. Come dice l'acronimo stesso si tratta di una patologia dello scheletro che si manifesta quando l'alimentazione non è appropriata. I sintomi compaiono già in tenera età e comprendono la ridotta consistenza del carapace e la sua deformazione, fino ad arrivare ad anoressia, ridotto movimento e morte dell'animale nei casi gravi.
I più comuni errori gestionali ed alimentari che portano a questa patologia sono i seguenti: dieta povera di calcio, dieta con un rapporto calcio - fosforo a favore di quest'ultimo, mancata esposizione ai raggi ultravioletti e dieta ricca di proteine. Il calcio è indispensabile per la crescita, soprattutto nelle prime 8 settimane di vita delle testuggini in cui raddoppiano il loro peso corporeo. Il giusto rapporto calcio - fosforo deve essere come minimo 2:1, ovvero il calcio deve essere il doppio rispetto al fosforo. Nelle testudo mediterranee questo rapporto può arrivare anche a 6:1. Non somministrare mai cibo per cani o gatti, hanno un rapporto calcio - fosforo di 1:44. Il calcio da solo non serve,infatti, per essere metabolizzato le tartarughe hanno bisogno di attivare la vitamina D attraverso i raggi ultravioletti; quindi un'esposizione al sole diretto o a lampade appositamente studiate per i rettili per almeno 10 ore al giorno è indispensabile per una corretta crescita della tartaruga.

Alcuni studi hanno dimostrato che un'altra concentrazione di proteine nella dieta porta ad una riduzione del calcio, in quanto a livello renale viene escreto in grande quantità. Questa malattia è conosciuta anche nelle tartarughe acquatiche e presenta gli stessi sintomi, deformazione del carapace, piramidalizzazione e ridotta consistenza, possono inoltre comparire erosioni infette del piastrone. In generale osserviamo anche una deformazione della ranfoteca con crescita del becco, prolasso degli organi cloacali, distocia, digestione anomala e costipazione, fragilità ossea e sostituzione del tessuto osseo con tessuto fibroso portando ad un'osteodistrofia fibrosa.

L'unica cura è la correzione immediata degli errori gestionali. In aggiunta si consigliano dei supplementi di calcio nella dieta per tutta la stagione così da innalzare i livelli sierici nel minor tempo possibile. I risultati non sono immediati, ma con pazienza ed impegno, a volte la malattia si riesce a risolvere completamente; potrebbero persistere solo le deformazioni del carapace.
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Una delle principali caratteristiche di questa specie di tartaruga è quella di avere un carapace assolutamente liscio ed arrotondato. Si vede invece come, in questo esemplare, il carapace si sia sviluppato in modo completamente non corretto

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